Come battere Mr. K: capire i tumori e curare i pazienti

SINOSSI

Un tumore (o cancro, o neoplasia) insorge in seguito alla trasformazione di una cellula normale in una cellula tumorale (o cancerosa, o neoplastica). Sebbene si tratti di un processo complesso, conosciamo oggi l’essenziale. Tutte le cellule del nostro corpo (chiamate perciò cellule somatiche) possono incorrere, soprattutto nel corso della divisione cellulare, in piccoli errori nella replicazione del DNA (mutazioni). La maggior parte delle mutazioni somatiche sono innocue; ma alcune possono aumentare il ritmo riproduttivo o rendere la cellula meno disciplinata nel percepire e recepire i segnali di regolazione che provengono da altre cellule o dall’ambiente. Ogni mutazione che aumenti il ritmo di divisione cellulare conferisce alla cellula un vantaggio selettivo in senso darwiniano; e se il processo si ripete si potrà accumulare un certo numero (probabilmente tra 3 e 6) di mutazioni che, tra loro insieme, rendono una cellula così disregolata rispetto alla crescita che dobbiamo chiamarla tumorale.
In alcuni casi le mutazioni che causano tumori sono note da tempo: in particolare quando danno alterazioni cromosomiche visibili al microscopio, come il cosiddetto cromosoma Philadelphia [traslocazione t(9;22)] nella leucemia mieloide cronica, o la traslocazione t(8;14) nel linfoma di Burkitt – più frequente in Africa ma presente in tutto il mondo. In altri casi le mutazioni somatiche che danno origine ai tumori sono così piccole che le chiamiamo puntiformi: ma oggi le tecnologie di sequenziamento del DNA sono molto più rapide e più economiche di prima, ed hanno una tale potenza risolutiva che si sta progressivamente costruendo un catalogo completo delle mutazioni presenti nei tumori e che possono causarli. Da questi studi emerge che sono moltissime le combinazioni di mutazioni capaci di dare un tumore; e tumori che finora abbiamo chiamato con lo stesso nome spesso non sono, sulla base delle mutazioni che li hanno causati, veramente uguali.
La cura di un malato oncologico ha sempre avuto come obiettivo di eliminare il tumore causando il meno danno possibile al resto dell’organismo. Per la maggior parte dei tumori che chiamiamo solidi il cardine della cura è perciò la chirurgia che consiste, tutte le volte che è possibile, nella resezione totale del tumore. Un’altra modalità ben nota di trattamento efficace è la radioterapia: questa ha fatto enormi progressi grazie a strumentazioni che riescono a concentrare la radiazioni sul tumore ed a modularne l’intensità con precisione estrema (tenendo conto persino dei movimenti causati dalla respirazione), in modo da massimizzare l’effetto voluto sul tumore e minimizzare gli effetti tossici sui tessuti sani. Queste cure sono in complesso assai efficaci quando il tumore è localizzato in uno o pochi siti; quando però sia più diffuso, o si teme che lo diventi, è senso comune rivolgersi a farmaci che possano arrivare in tutte o molte parti del corpo. Dato che, come detto sopra, il ritmo di proliferazione è caratteristicamente aumentato nei tumori, i farmaci della chemioterapia anti-tumorale classica sono quelli che inibiscono la replicazione del DNA o la divisione cellulare. Anche questi farmaci sono efficaci nella cura di pazienti con tumori: ma inevitabilmente ne risentono anche i tessuti normali, i quali subiscono effetti chiamati tossici. Ciò ha reso malfamata la chemioterapia, malgrado i suoi risultati straordinari: ivi compresa la guarigione completa di molti linfomi e di tumori del testicolo, per fare solo due esempi.
In sostanza, la terapia dei tumori è sempre stata mirata: oggi però abbiamo mezzi assai più potenti per identificare il tallone d’Achille di un tumore, e perciò possiamo affinare la mira. Individualizzare la terapia in modo ottimale per ogni paziente è un obiettivo della medicina in generale; in campo oncologico occorre ottimizzare il trattamento sia per quanto riguarda la tipologia del tumore sia in relazione alle caratteristiche del paziente, ed anche ai suoi desiderata. In primis, vorremmo debellare il tumore e guarire il Paziente. Dobbiamo riconoscere che oggi questo non è sempre possibile: in tal caso è altrettanto importante l’obiettivo di conciliare il controllo del tumore con il benessere del Paziente.

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